Finché c’è la speranza

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Baretto fighetto del Poetto. Pomeriggio di agosto con immancabile corollario di:

uomo abbronzato con Rayban a specchio e cerchietto che a stento trattiene le bionde ciocche ricce;

uomo che, in evidente sfregio di tutte le leggi fisiche, porta tatuato sul cuore un Buddha a dimensioni naturali, pur essendo (lui, il portatore di tatuaggio) alto 1,25m;

signore “continentali” che si lamentano della mancanza di chissà quale bevanda indispensabile alla vita nel menù del bar;

trio di autoctoni con forte accento di Sant’Elia che, parte in sardo e parte in italiano (entrambi ornati da espressioni a dir poco colorite), disquisiscono di trasporto ortaggi;

uomini che in un ipotetico concorso di bellezza a loro riservato non arriverebbero a lavare per terra le pedane per la sfilata che abbracciano -ad altezza vita- stangone slave con espressività facciale che solo la Nike di Samotracia;

cinquantenne palestrato con passo da Navy Seal in azione.

…e numerosi altri esempi di variegata umanità.

Sì, mi sto divertendo un mondo (mentre spero ardentemente che vincano i Maya).

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3 thoughts on “Finché c’è la speranza

  1. maubauis ha detto:

    ma invece di sperar nei Maya non faresti prima a cambiar baretto? 😀

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