Archivio mensile:dicembre 2015

Cose che scrivo altrove 4

Continua il post sulle parole giapponesi usate in italiano (dal sito de L’Accademia).

Banner - straniero

Dunque, eravamo rimasti alle 85 parole giapponesi attestate nel vocabolario italiano del 2014.

Nota personale: la mia preferita è bento (forse perché, essendo una buona forchetta, mi piace anche il corrispondente milanese schiscetta che si sta diffondendo in tutta Italia negli ultimi anni).

Se chiedete agli italiani quali parole giapponesi conoscono vi diranno sicuramentesushi e tempura, sudoku, manga e anime, origami e ikebana, futon e tatami,bonsai, tsunami e karaoke (queste ultime le accomuno in quanto immani tragedie per l’intera umanità).

 

Un po’ di storia

La prima parola giapponese è entrata nella lingua italiana nel XVI secolo ed ègeisha, seguita da kimono (1708), mentre nel XIX secolo sono arrivati i nomi di alcune specie botaniche (la prima è ginkgo, arrivata nel 1815).

Non vi stupirà sapere che kamikaze è arrivata nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale. La grande diffusione delle arti marziali e delle parole che le definiscono, invece, risale al periodo fra gli anni Cinquanta (karate, 1958) e Settanta (Aikido); ma judo e sumo sono entrate molto prima, negli anni Trenta.

E naturalmente non può mancare il sushi. In effetti è di gran moda, insieme asashimi, tempura, wasabi e tutta una serie di parole legate alla gastronomia entrate nella nostra lingua fra gli anni Ottanta e Novanta. Ma di recente abbiamo aggiunto anche gomasio (che però è un adattamento italiano e non un prestito).

 

A proposito di adattamenti, una curiosità

Sapevate che l’inglese tycoon che leggiamo spesso sui giornali italiani deriva dal giapponese taikun che vuol dire “grande principe”? Ah, e la parola giapponese è entrata nell’italiano 80 anni prima di quella inglese che però l’ha soppiantata

Ma quanto ci influenza la cultura anglosassone? Ne parleremo presto, promesso.

 

PS: Una cosa buffa: la parola tempura è di origine latina (tempora che significa tempi), portata in Giappone dai missionari portoghesi che chiamavano così il cibo che potevano mangiare ad tempora quadragesimae, in tempo di quaresima, quando cioè non era permesso mangiare carne. Il mondo è proprio piccolo!

Annunci
Contrassegnato da tag ,

Cose che scrivo altrove 3

Ancora un mio post dal sito de L’Accademia, in cui perseverano nel darmi spazio.

Banner - straniero

A differenza delle persone, le parole passano i confini fra nazioni (e fra lingue) con molta facilità, fin da quando le frontiere non esistevano nemmeno.

Se l’inglese è infarcito di parole di origine latina (e di un sacco di altre lingue), l’italiano, da sempre meno esposto a pacifiche invasioni lessicali, non è certo una lingua incontaminata. Anzi, è proprio grazie alle contaminazioni che è diventata il meraviglioso strumento che è.

Non voglio annoiare i miei quattro lettori con francesismi o anglicismi (magari lo farò in post futuri, chissà), ma vorrei parlare di “prestiti linguistici” arrivati da paesi/lingue con cui storicamente abbiamo relazioni meno dirette.

Vorrei cominciare da una mia passione che so condivisa da molti: il Giappone.

Figlia degli anni Settanta, quando i primi cartoni animati nipponici sono arrivati in Italia, ho sempre subìto una fascinazione forte per l’impero del sol levante. E, naturalmente, per la sua lingua. Il fatto che fosse “scritta diversa” era uno dei motivi del suo fascino (che si è ulteriormente rafforzato quando ne ho scoperto le caratteristiche), ma anche i suoni, che potevo sentire solo nelle sigle dei suddetticartoni, mi intrigavano.

Anni fa, quando la mia “amica di penna”giapponese Ayumi venne a trovarmi, facemmo un gioco: quale delle nostre due lingue fosse più presente con parole o espressioni nella lingua dell’altra. Inutile dire che vinse l’italiano. Fra arte, musica e cucina, abbiamo seminato nel mondo molte centinaia di parole.

Ma quante sono le parole giapponesi che usiamo in italiano? Secondo il vocabolario Zingarelli 2014 (ho per le mani questa edizione), sono 85. No, non le ho contate una per una, lo ha fatto il mio tablet (e poi dicono che la tecnologia rende pigri… ma quando mai!)

Vi aspettavate che fossero così tante? Io no.

Alcune sono entrate nell’italiano qualche secolo fa, altre più di recente. Quali sono? Ve lo dico nel prossimo post! Prima di andarci, potete provare a indovinare, se vi va.