Archivi categoria: All of Me

Se vi state chiedendo

modulo

Se vi state chiedendo come mai qui non scrivevo da tempo, avete un problema più grande del mio. E una vita troppo vuota.

Mi piacciono i moduli da compilare. Fin da quando ero bambina. Quegli spazi precisi, quei campi vuoti ma al tempo stesso già seminati, quei limiti dati per dati da dare.

Odio i moduli sbagliati. Quelli che non ti lasciano spazio di dire quello che vorresti. Quelli che te ne lasciano troppo quando non hai niente da dire (o da dare). Quelli che non allineano i campi, come se i solchi potessero essere disegnati da Kandinskij.

Lo so, ho un problema. Ma è in buona compagnia fra i tanti altri, quindi posso stare tranquilla.

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Intolleranze

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Ciao, sono Stefania e sono un’intollerante.

[voci in sottofondo] Ciao Stefania.

Non tollero chi pensa di aver sempre diritto e mai dovere.

Non tollero chi giudica le vite degli altri misurandole sulla propria, sia quando questa è soddisfacente sia quando non lo è.

Non tollero quelli che per risparmiare un minuto del loro tempo disturbano decine di altre persone (leggi macchine in doppia fila, retromarce azzardate per non fare il giro dell’isolato, carrelli in fila alla cassa mentre si gira per gli scaffali a finire la spesa, … per non dire di chi occupa indebitamente i parcheggi per i disabili).

E direi che anche quest’anno può cominciare coi migliori auspici.

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Bilanci? No, grazie.

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A fine anno di solito si tirano le somme, si fanno i bilanci. A capodanno, invece, si fanno propositi, ci si impegna con sé stessi. A me non piace fare né l’una né l’altra cosa. La scusa per non farle ce l’ho: il tempo è relativo, l’ha detto il fisico scapigliato, e all’universo infinito non interessa che qui sia il 1 gennaio 2016 (e ai multiversi, eventualmente, frega anche meno).

Quindi, faccio quello che posso per stare bene (cercando di non far stare male gli altri).

That’s all folks!

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Fighting back tears

tears

Mi è sempre piaciuta questa espressione inglese.

Perché racconta molto bene la lotta per trattenere le lacrime, una situazione in cui mi trovo spesso. In effetti sono una frignona e basta poco a farmi piangere.

Piango per tristezza
Piango per gioia
Piango per le ansie
Piango per i sollievi
Piango con l’orchestra
Piango col violoncello
Piango ascoltando i cori
Piango ascoltando i silenzi emozionati
Piango quando vedo piangere
Piango anche quando vedo ridere, a volte

Insomma, piango sempre.

E non mi sento meno forte per questo.

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Viva la Liberazione

…come Natale per i cristiani, appunto.

Il nuovo mondo di Galatea

Oggi è la Festa della Liberazione.

A me è un giorno che mette allegria. La festeggio sempre. Andare alla manifestazione, sulla piazza del paese, assieme ai vecchietti dell’ANPI e alle giovani leve (sì, ci sono soci dell’ANPI più giovani), con le bandiere e la banda che suona Bella Ciao, e sentire i discorsi del Sindaco e delle autorità rappresenta quello che per i Cristiani rappresenta la messa santa di Natale: non si può mancare.

Sono molto grata ai partigiani. Sono grata come lo sanno essere i bambini agli adulti che hanno fatto per loro qualcosa di importante: perché se adesso sono qua a scrivere su questo blog e voi a leggermi da casa vostra, senza il rischio che io o voi rischiamo di passare dei guai, di venire arrestati, picchiati, torturati, mandati all’esilio, in carcere o a morte per le opinioni che abbiamo lo dobbiamo a loro. Non è vuota…

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Che ci posso fare?

Joyce's Ulysses manuscript

Fin da bambina sogno di scrivere un romanzo. Di quelli lunghi, complessi, appassionanti, coinvolgenti che mi sono sempre piaciuti tanto. Ma non finisco mai quello che inizio, e questa consapevolezza mi ha impedito persino di cominciare.

E se scrivessi un romanzo che comincia dalla fine? O, meglio, se ne scrivessi solo la fine? Certo, si perderebbero in un colpo solo la lunghezza, la complessità, la passione e il coinvolgimento…

Ma che ci posso fare? Io non sono mica una scrittrice.

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Tappe

Ho deciso che userò una delle 50 app fotografiche dei miei iPhone per fare una foto significativa di ogni giornata. Così poi potrò intravedere un percorso, un cammino, un senso in divenire.

Il percorso avrà due tappe. Perché al terzo giorno mi sarò già rotta le palle.

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Tempo

Sarà meglio che tenga i desideri così come sono e devono essere: irrealizzati.

Il tanto agognato tempo libero, il tempo per me, per le mie cose, il tempo vuoto, senza assilli né vincoli è arrivato.

E non mi è piaciuto.

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Scrivo poco

È che in inverno fa freddo, mi si gela il culo e mi si ingrippa il cervello. Le parole, coperte di ghiaccio, non vengono fuori dalle dita intirizzite.

Poi troverò una scusa per la mia pigrizia anche d’estate. Tanto ho tempo.

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Due problemi, una soluzione

Sono pigra e rimando tutto quello che posso rimandare. A meno che non abbia preso impegno con qualcuno, non faccio mai una cosa quando avevo deciso di farla. La rimando almeno una volta o due.

Mi sento spesso in colpa anche quando non dovrei. A meno che non ci sia un colpevole chiaro (e confesso, possibilmente), mi sembra che tutto quello che succede, specie quando ha effetti negativi su qualcuno, sia colpa mia. Spesso, molto spesso.

Ma negli ultimi anni ho trovato la soluzione per entrambi i problemi. Si chiama Instapaper. Ogni volta che trovo qualcosa da leggere su Internet e ho bisogno di rimandare a dopo, clicco su “Read later” e archivio l’articolo che probabilmente aspetterà per mesi, forse per sempre. Ma senza sentirmi in colpa. Perché sì, volevo proprio leggerlo e prima o poi lo farò. Giuro.

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