Fighting back tears

tears

Mi è sempre piaciuta questa espressione inglese.

Perché racconta molto bene la lotta per trattenere le lacrime, una situazione in cui mi trovo spesso. In effetti sono una frignona e basta poco a farmi piangere.

Piango per tristezza
Piango per gioia
Piango per le ansie
Piango per i sollievi
Piango con l’orchestra
Piango col violoncello
Piango ascoltando i cori
Piango ascoltando i silenzi emozionati
Piango quando vedo piangere
Piango anche quando vedo ridere, a volte

Insomma, piango sempre.

E non mi sento meno forte per questo.

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Viva la Liberazione

…come Natale per i cristiani, appunto.

Il nuovo mondo di Galatea

Oggi è la Festa della Liberazione.

A me è un giorno che mette allegria. La festeggio sempre. Andare alla manifestazione, sulla piazza del paese, assieme ai vecchietti dell’ANPI e alle giovani leve (sì, ci sono soci dell’ANPI più giovani), con le bandiere e la banda che suona Bella Ciao, e sentire i discorsi del Sindaco e delle autorità rappresenta quello che per i Cristiani rappresenta la messa santa di Natale: non si può mancare.

Sono molto grata ai partigiani. Sono grata come lo sanno essere i bambini agli adulti che hanno fatto per loro qualcosa di importante: perché se adesso sono qua a scrivere su questo blog e voi a leggermi da casa vostra, senza il rischio che io o voi rischiamo di passare dei guai, di venire arrestati, picchiati, torturati, mandati all’esilio, in carcere o a morte per le opinioni che abbiamo lo dobbiamo a loro. Non è vuota…

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Animali di casa

Mia nonna paterna era un gatto
mia nonna materna, una tartaruga

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Che ci posso fare?

Joyce's Ulysses manuscript

Fin da bambina sogno di scrivere un romanzo. Di quelli lunghi, complessi, appassionanti, coinvolgenti che mi sono sempre piaciuti tanto. Ma non finisco mai quello che inizio, e questa consapevolezza mi ha impedito persino di cominciare.

E se scrivessi un romanzo che comincia dalla fine? O, meglio, se ne scrivessi solo la fine? Certo, si perderebbero in un colpo solo la lunghezza, la complessità, la passione e il coinvolgimento…

Ma che ci posso fare? Io non sono mica una scrittrice.

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Finché c’è la speranza

20120823-163440.jpg

Baretto fighetto del Poetto. Pomeriggio di agosto con immancabile corollario di:

uomo abbronzato con Rayban a specchio e cerchietto che a stento trattiene le bionde ciocche ricce;

uomo che, in evidente sfregio di tutte le leggi fisiche, porta tatuato sul cuore un Buddha a dimensioni naturali, pur essendo (lui, il portatore di tatuaggio) alto 1,25m;

signore “continentali” che si lamentano della mancanza di chissà quale bevanda indispensabile alla vita nel menù del bar;

trio di autoctoni con forte accento di Sant’Elia che, parte in sardo e parte in italiano (entrambi ornati da espressioni a dir poco colorite), disquisiscono di trasporto ortaggi;

uomini che in un ipotetico concorso di bellezza a loro riservato non arriverebbero a lavare per terra le pedane per la sfilata che abbracciano -ad altezza vita- stangone slave con espressività facciale che solo la Nike di Samotracia;

cinquantenne palestrato con passo da Navy Seal in azione.

…e numerosi altri esempi di variegata umanità.

Sì, mi sto divertendo un mondo (mentre spero ardentemente che vincano i Maya).

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Tappe

Ho deciso che userò una delle 50 app fotografiche dei miei iPhone per fare una foto significativa di ogni giornata. Così poi potrò intravedere un percorso, un cammino, un senso in divenire.

Il percorso avrà due tappe. Perché al terzo giorno mi sarò già rotta le palle.

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Tempo

Sarà meglio che tenga i desideri così come sono e devono essere: irrealizzati.

Il tanto agognato tempo libero, il tempo per me, per le mie cose, il tempo vuoto, senza assilli né vincoli è arrivato.

E non mi è piaciuto.

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Scrivo poco

È che in inverno fa freddo, mi si gela il culo e mi si ingrippa il cervello. Le parole, coperte di ghiaccio, non vengono fuori dalle dita intirizzite.

Poi troverò una scusa per la mia pigrizia anche d’estate. Tanto ho tempo.

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Due problemi, una soluzione

Sono pigra e rimando tutto quello che posso rimandare. A meno che non abbia preso impegno con qualcuno, non faccio mai una cosa quando avevo deciso di farla. La rimando almeno una volta o due.

Mi sento spesso in colpa anche quando non dovrei. A meno che non ci sia un colpevole chiaro (e confesso, possibilmente), mi sembra che tutto quello che succede, specie quando ha effetti negativi su qualcuno, sia colpa mia. Spesso, molto spesso.

Ma negli ultimi anni ho trovato la soluzione per entrambi i problemi. Si chiama Instapaper. Ogni volta che trovo qualcosa da leggere su Internet e ho bisogno di rimandare a dopo, clicco su “Read later” e archivio l’articolo che probabilmente aspetterà per mesi, forse per sempre. Ma senza sentirmi in colpa. Perché sì, volevo proprio leggerlo e prima o poi lo farò. Giuro.

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