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Cose che scrivo altrove 4

Continua il post sulle parole giapponesi usate in italiano (dal sito de L’Accademia).

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Dunque, eravamo rimasti alle 85 parole giapponesi attestate nel vocabolario italiano del 2014.

Nota personale: la mia preferita è bento (forse perché, essendo una buona forchetta, mi piace anche il corrispondente milanese schiscetta che si sta diffondendo in tutta Italia negli ultimi anni).

Se chiedete agli italiani quali parole giapponesi conoscono vi diranno sicuramentesushi e tempura, sudoku, manga e anime, origami e ikebana, futon e tatami,bonsai, tsunami e karaoke (queste ultime le accomuno in quanto immani tragedie per l’intera umanità).

 

Un po’ di storia

La prima parola giapponese è entrata nella lingua italiana nel XVI secolo ed ègeisha, seguita da kimono (1708), mentre nel XIX secolo sono arrivati i nomi di alcune specie botaniche (la prima è ginkgo, arrivata nel 1815).

Non vi stupirà sapere che kamikaze è arrivata nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale. La grande diffusione delle arti marziali e delle parole che le definiscono, invece, risale al periodo fra gli anni Cinquanta (karate, 1958) e Settanta (Aikido); ma judo e sumo sono entrate molto prima, negli anni Trenta.

E naturalmente non può mancare il sushi. In effetti è di gran moda, insieme asashimi, tempura, wasabi e tutta una serie di parole legate alla gastronomia entrate nella nostra lingua fra gli anni Ottanta e Novanta. Ma di recente abbiamo aggiunto anche gomasio (che però è un adattamento italiano e non un prestito).

 

A proposito di adattamenti, una curiosità

Sapevate che l’inglese tycoon che leggiamo spesso sui giornali italiani deriva dal giapponese taikun che vuol dire “grande principe”? Ah, e la parola giapponese è entrata nell’italiano 80 anni prima di quella inglese che però l’ha soppiantata

Ma quanto ci influenza la cultura anglosassone? Ne parleremo presto, promesso.

 

PS: Una cosa buffa: la parola tempura è di origine latina (tempora che significa tempi), portata in Giappone dai missionari portoghesi che chiamavano così il cibo che potevano mangiare ad tempora quadragesimae, in tempo di quaresima, quando cioè non era permesso mangiare carne. Il mondo è proprio piccolo!

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